Scoprirsi

Ma voglio essere lei o mi piace lei?

Con le mani sbucci le cipolle
Me le sento addosso sulla pelle

Ci tenemmo il mignolo per infiniti minuti. Eravamo in cucina – a casa di un’amica – e mi sembrava di stare facendo sesso davanti a tutti. Lei aveva le guance rosse, io evitavo il suo sguardo. C’era solo quel contatto, solo quel mignolo, e mi pareva di essere nuda, che tutti stessero vedendo ciò che provavo ma che in realtà non sapevo stessi provando, quindi cosa stava succedendo?

A 19 anni, conobbi una ragazza che mi disse apertamente che le piacevano le donne e questa cosa mi mandò in crisi. Non so esattamente come ma ci ritrovammo mano nella mano nel giro di niente e mi sono sentita completamente scombussolata.

Cristina, 25 anni + iva, cipensodoposessuale.

C’è qualcosa di meno conosciuto del coming out, nella vita di una persona omosessuale e passa dal silenzio apparente.

Questa espressione che abbiamo imparato tutti a riconoscere e apprezzare/disprezzare, è visto come il momento cardine della vita di una persona omosessuale, spesso erroneamente associato alla realizzazione e all’espressione di sé a tutto tondo.

In realtà scoprirsi omosessuali è ben altro oltre l’uscire dall’armadio ed è sintetizzabile con una gif.

Ad un certo punto scatta “quel click”, qualcosa che ti trascina all’interno della tua testa, come una season speciale di Esplorando il Corpo Umano in cui una miniatura di te comincia a parlare con tutti i neuroni che incontra, i globuli rossi, bianchi, tutti gli organi, per capire cosa sta succedendo.

Ero stata io ad avvicinarmi volontariamente a questo mondo nuovo, un po’ per gioco, un po’ per curiosità. Avevo sempre avuto il dubbio che fossi attratta dalle donne, non avevo solo ancora capito quanto. Così la vera rivelazione per me è stata scoprire lo spessore delle emozioni che riuscivo a provare tra le braccia di una persona un po’ più simile a me - almeno fisicamente. Ho capito che tutti i baci e le carezze e gli sguardi e le emozioni provate fino a quel momento non significavano nulla per me, se non un simpatico solletico nello stomaco. Nulla paragonabile all’uragano Katrina provocato dal primo bacio con S. (il mio primo bacio lello). Col senno di poi, oggi credo ancora che l’unico trauma vissuto durante quel periodo, per me fosse questo: l’aver scoperto tardi che la via A - quella normale, semplice, socialmente più accettabile - non era l’unica e forse neanche la più romantica e eccitante per me.

Sì ok, poi c’è il trauma del “ma ora come lo dico a mia madre”, ma quella è un’altra storia. Lo definirei più un trauma sociale, collegato quindi al mondo che ti circonda e non al tuo essere. Si parla sempre del coming out sociale perché si crede che questo sia lo step più complicato per noi… ma perché non viene mai analizzato il coming out con noi stessi?

Teresa, 27 anni, bisessuale.

Avrete sentito un sacco di storie di persone che “lo sapevano sin da subito” o gente che “l’ha scoperto tardi”. Le domande si sprecano, su quelle tempistiche accennate: come fai a capirlo da piccola? Come hai fatto a non accorgertene prima?

In realtà non sappiamo perché e quando succede: è un’epifania che Joyce muto proprio e quindi quando accade ci si ritrova per la maggior parte del tempo a cercare una soluzione a quello che pensiamo essere un fottutissimo, grossissimo, problema.

Alle medie mi venivano le prime cotte per insegnanti donne giovani o l'istruttrice in palestra o ragazze un po' più grandi che ritenevo belle. Una volta nello spogliatoio con le altre ragazzine dissi molto ingenuamente che mi piaceva una delle istruttrici e una di loro mi disse testuali parole "che schifo, sei lesbica!".

Non ne conoscevo nemmeno il significato ai tempi, ci rimasi male perché mi era stato detto con tono dispregiativo e facendomi capire che era una cosa sbagliata. Molto semplicemente fino ai 19 anni ho seppellito questa cosa e queste mie cotte perché mi sentivo sbagliata ad averle.

Cristina, 25 anni + iva, cipensodoposessuale.

Andando a ritroso con la memoria, io ricordo il mio primo scossone, quella strana sensazione di curiosità mista a ripudio misto a senso strano di appartenenza, ed è successo guardando il video di Secretly degli Skunk Anansie (la scena della piscina) e leggendo un’intervista a Skin, che si definiva lesbica.

Cosa significa lesbica?

Domanda che non ricevette risposta, apparentemente dimenticata da un’Anna ancora troppo piccola.

Ma arrivò il momento di internet, le finestre, i forum, MSN.

Mi tuffai nella distopia di Dark Angel e grazie alla mia allora prof. di italiano, scoprii la scrittura, quello che sarebbe diventato il mio principale mezzo di espressione. Cominciai a scrivere fanfiction (ebbene).

Una delle prime cose che pubblicai online fu la storia di Original Cindy e Diamond, le due donne lesbiche del telefilm. Era il 23 agosto del 2007, mi ricorda quel portale. Avevo 17 anni e avevo solo dato qualche bacetto al ragazzino per il quale avevo una cotta infinita. Lì dentro, però, parlavo d’amore come se l’avessi già saputo.

Questa storia, assieme a tante altre, arriva agli occhi di una ragazza, che legge quelle righe e legge me. Mi scopre – mi dice: tu nascondi i tuoi desideri, i tuoi stati d’animo dietro i tuoi racconti. Era vero. Ci scambiamo il contatto msn, cominciamo a parlare tutti i pomeriggi. Aspettavo con ansia quella finestrella in basso a destra che l’annunciava online. Parlavamo per ore di musica, facendo finta di essere sotto un albero – il salice piangente. Facendo finta di rimanere abbracciate per tutto il tempo. La chiamavo sorellona, ma non capivo il motivo per cui mi sentissi così tanto strana quando ci parlavo.

Notwist - Consequence - era la canzone che ascoltavamo sempre. L’avevo messa come brano sulla mia pagina di MySpace, all’epoca.

Mi mandò una lettera, con dentro una sua vecchia sim card. Aveva fatto la promozione per gli sms e le chiamate, tra il suo numero e il mio. Roba che fanno tutte le amiche, no?

Dopo mesi, ci siamo incontrate. Ricordo benissimo quell’imbarazzo terribile e la sensazione di essere nuda, di non capire un cazzo (letteralmente). Ero in macchina con lei e ho dei flash di me che le guardo le labbra, poi le mani. Pietrificata, di fronte a me stessa, più che a lei. La ammiravo o la desideravo? Volevo essere lei o volevo lei? Le domande Shakespeariane di ogni donna che si ritrova incuriosita dal genere femminile, praticamente.

E poi, quel momento in cucina. Ci tenevamo il mignolo e vi giuro che mi sembrava di avere attorno sette miliardi di persone che mi cantavano il brano di Bini in coro.

Era un periodo dell’università in cui passavo un sacco di tempo con una collega, era un bel rapporto. Così bello che le lasciavo nell’armadietto che avevamo in comune dei bigliettini con delle poesie romantiche.

Quando il mio migliore amico ha iniziato a farmi l’interrogatorio sulle mie sensazioni ed emozioni nei confronti di questa amica, ho capito che non poteva essere catalogata come una semplice amicizia *molto* intensa, ho capito che forse era il caso parlare con qualche ragazza lesbica - creature mitologiche con cui non avevo mai parlato davvero-, per farmi dare qualche consiglio e mi hanno consigliato un’app.

Tornata a casa dal primo appuntamento con una ragazza conosciuta lì, sono scoppiata in lacrime. Non mi piaceva davvero, non avevo nessuna intesa mentale con lei e non capivo se ero io il problema. Insomma, disperazione totale. Tutto quello che sapevo sulla seduzione, sul sesso, sul romanticismo, ERA TUTTO INUTILE… e se le ragazze lesbiche erano tutte come quella che avevo incontrato???? Ero disperata.

Silvia, 27 anni, “per ora lesbica”.

Sfinciuni, sfinciuni cavuru cavuruuu, sentivo da fuori i rumori e gli odori di una domenica mattina palermitana – non avevo ancora aperto gli occhi. I muratori cantavano Gigi Finizio, io mi misi il cuscino sulla testa nel vano tentativo di riprendere sonno. Ma niente. Mi giro. Vedo lei, che dorme beata. I suoi capelli biondo cenere sciolti, la sua sottoveste bianca, di seta. La sua pelle abbronzata, le sue labbra sottili. Il mio cuore che sussulta, arriva in gola, ho paura, che cosa ho fatto. Chi sono io, chi è lei? Ma poi l’ho conosciuta su internet, ha vent’anni in più di me, è una donna, oddio, cosa faccio? Sento qualcuno che parla in sala – mi alzo dal letto e sbircio per capire chi fosse. Ero ospite di una mia amica (sempre la stessa, tra l’altro), che aveva una coinquilina lesbica. Casualità. Quella mattina vedo lei e la sua ragazza per la prima volta, interagire nella semi-oscurità di una giornata non ancora iniziata. Sento lo schiocco di labbra, intravedo lei, dall’aspetto mascolino, i capelli corti. La chiama “sei la mia buttanazza, sei”, io inorridisco e chiudo la porta. Essere lesbica significava essere così? Io non volevo. Chi sono, allora? Non posso essere lesbica, no, perché non sono come loro. Mi rimetto a letto. La guardo dormire, mi avvicino a lei, tanto tantissimo. Mi sorride, ancor prima di aprire gli occhi. Mi bacia. Ti amo, mi dice. Ti amo, le dico.

Forse l’amore è tutto ciò che conta, no? Spoiler: forse no. O forse sì.

La prima volta che mi sono innamorata di una ragazza, tutti i dubbi sono spariti. Incrociare il suo sguardo, mi faceva arrossire. Quando sorrideva, io sorridevo come una cretina.

Per tanto tempo mi ero tormentata con mille domande su di me, sulla sessualità, sulle persone, il futuro e i massimi sistemi del mondo. Poi l'ho incontrata e tutto, per magia, ha trovato il suo posto. Prima di lei, ero sola con le mie paure e i miei pensieri e, sebbene avessi capito, forse non mi ero ancora veramente accettata. Una parte di me "mi resisteva". La prima volta che l'ho baciata ho capito che non era solo il mio corpo a desiderarla, ma tutto il mio cuore. E lì, nella naturalezza di un bacio, ho riconosciuto quel sentimento che avevo già provato prima per un ragazzo. Era nuovo, ma era uguale. Era spontaneo e pulito. Era vero e non aveva nulla di meno.

Barbara, 29 anni, bisessuale.

credits

L’ultima e poi smetto, come le caramelle, come un vizio che fa male. Lei è speciale. Lei specialissima. L’unica donna che amerò. No, facciamo che è questa e poi basta. Ma non era vero, continuavo a vivere storie con donne straordinarie che mi facevano capitombolare. Ho amato, ma non avevo capito la lezione che dovevo imparare. Le etichette non mi stavano bene, sono lesbica? No, perché gli uomini mi piacciono un pochettino, allora sono bisessuale? No, perché sento che potrei instaurare una connessione speciale con esseri umani non binari. E mentre il mondo mi diceva “scegli chi sei, ché non ti capisco”, io mi confusionavo ancora di più. Quindi ho fatto che mi sono iscritta ad un forum. Ho letto storie, ascoltato voci, stretto amicizie. Finché mi sono sentita di appartenere, nonostante l’immensa diversità tra una e l’altra donna, tra una e l’altra sfumatura di sessualità delle altre. La mia scoperta dentro me è finita quando è iniziata quella che voleva immergersi negli altri. All’improvviso mi sono ritrovata vogliosa di avvicinarmi alle donne che incrociavo per strada e sentirne il loro profumo, assaggiare le loro labbra, conoscere le storie di quelle vestite con quella camicia così bella, con quei capelli perfettamente tirati su, con quei bracciali che io non indosserei mai ma mioddio quanto le stanno bene addosso.

Ottobre 2019. Praticamente l’altro ieri.

Le tue mani così all'improvviso
(Le tue mani così all'improvviso)
Si sono fatte strada fuori e dentro di me

Le toccai la mano, poggiata sulla sua coscia. Coraggiosamente, la presi, sentivo Paolo Bonolis dentro di me che urlava “vadaa, vadaaa, non cincischi, vadaaa!”, ma io avevo troppa paura e lei era troppo bella (è, troppo bella, ché non è morta). Fuori pioveva tanto. Sentivo un vuoto alla pancia, un’emozione che ormai era chiara e intensa. Le dita percorrevano le sue, le sue le mie; scorrevano libere solo lì, ora accarezzando, ora giocando, stringendosi più forte, lasciandosi quasi andare, riprendendosi. C’era silenzio tra noi, ma quelle mani facevano un rumore immenso, dentro. Rumore di pace, di nuovo, del suo profumo misto al mio, di attesa di scoppiare in un bacio che non stava succedendo e quella sera non succederà. Le parole confuse, le risate, i sussurri, in quella macchina c’eravamo noi a scoprirci.

Scoprirsi è un bellissimo verbo, perché indica sia un trovare ciò che abbiamo già, probabilmente nascosto e sia un denudarsi di fronte a qualcuno o qualcosa. Un ossimoro, quasi, per questo tanto potente.

E così scoprire noi stessi diventa un viaggio che inizia in solitaria e si conclude con e attraverso gli altri: non importa quanto sia lungo, alla fine ci si ritrova diversi da come si è partiti. Un level up? Una digievoluzione? Ognuno scelga la sua metafora preferita, ché tanto mica ce n’è una giusta.


Ciao, io sono Anna, la tua sconosciuta dell’internet preferita e hai finito di leggere Anneddoti | Pride Edition. Questa newsletter e le altre a seguire parleranno del mondo lgbtq+. Più o meno andrà così: parlerò anche di coming out, di sesso, delle mille sfumature arcobalenose con quelle lettere che non cita e nessuno conosce e boh, altre cose varie, probabilmente. Questa newsletter è pensata per tutti gli orientamenti sessuali, perché l’ignoranza e la paura si sconfiggono con la conoscenza. Inoltrate pure questa e-mail a chi pensate possa averne bisogno, haters e omofobi inclusi. Scrivetemi tranquillamente commenti e testimonianze, vi leggo volentieri.

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