Prima che mi pigli il Coronavirus vi mando 'sta mail

Ciao teleleggitori di Anneddoti, la newslegger della vostra sconosciuta preferita dell’internet che vi parla di cose delle quali potreste fare a meno #einvece ve le leggete.

Vi scrivo da una Milano impaurita per il Coronavirus. Che poi mi chiedo, ma potevano chiamarlo in un’altra maniera? Io vi giuro, ogni volta che lo leggo mi parte in testa this is the rhythm of the niiiight della dimenticata Corona (che, btw, ho ripescato in un’agenzia di talenti mentre cercavo qualche speaker interessante).

Vabbè, comunque c’è un po’ di paura e l’aria di un’imminente quarantena. Ho sempre immaginato questi momenti con il panico per strada, la gente che litiga per l’ultima amuchina, una mega sirena che spunta dall’alto avvisando tutti di rimanere calmi e seguire le istruzioni precauzionali tipo non so usare la maschera per gli agenti chimici. E invece il Ministero della Salute ci consiglia di lavarci le mani per almeno venti secondi.

E niente, come al solito la realtà è più noiosa (forse) delle distopie. Nel dubbio, nel caso non aveste letto cosa fare, vi lascio qui il link della Regione Lombardia.

Vabbè, oggi vi parlo di:

• La surrealità dei posti di lavoro smart-young-cool-wow-yea

• Eco e Narciso. Ovidio feat. Me.

• Linkini sparsi.


I problemi dei posti di lavoro smart-young-cool-wow-yea

Ti va di fare parte della nostra community di appassionati? Sei una persona dinamica e proattiva? Hai una passione per la grafica, i video, i social e la scrittura?

Allora vieni a lavorare con noi! Ti offriamo acqua e frutta, una maglietta con il logo della nostra azienda, un PC e un telefono aziendali!

Se hai letto almeno una volta nella tua vita un annuncio di lavoro così, complimenti, vivi su questo pianeta Terra. Cosa c’è di sbagliato in questi annunci? Tutto.

Perché fondamentalmente si parte dall’approccio che il lavoro è figo e tu ti strapperesti i capelli pur di far parte di quella azienda, proprio faresti di tutto, anche farti pagare quasi zero. Beh, d’altronde i benefit sono enormi, ti danno anche una t-shirt con un fottuto logo, costo di produzione tipo 96 centesimi, vuoi che non valga la pena investire sei mesi del mio tempo a costo zero?

Il problema di questi posti di lavoro e di questa attitudine è che lavorare non significa eseguire una prestazione seguendo le tempistiche dei contratti nazionali, no, lo si vuol far diventare una missione di vita, una community, per sviluppare un senso di appartenenza ad una realtà che vuole succhiare ogni atomo di te.

Questa forzatura nel creare un ambiente cool-young-smart-altriinglesismi è frustrante perché vedi che molte aziende provano a costruire tribù basate su filosofie che però non trovano riscontro nella realtà di tutti i giorni. E quindi cosa fai? Vendi un brand ai tuoi stessi dipendenti, perché se si sentono parte di una famiglia faranno il loro dovere e magari anche qualcosa in più, magari gratis.

Il lavoro può essere divertente. E le persone con cui lavori possono essere le persone per le quali fai gli straordinari non pagati, pur di dar fede alla parola team, all’affetto che vi lega. Ma quando tutto ciò diventa regolamentato sottobanco, in maniera apparente e non nella sostanza, tutto ciò diventa solo l’ennesimo motivo per cui bisogna dire basta.

Offrire l’acqua ai dipendenti non è un benefit. Così come non lo è dar loro un computer, perché è uno strumento che serve per lavorare. Non è che in fabbrica qualcuno definisce la raddrizzatrice per i pezzi metallici un benefit. Non è che l’operaio si porta da casa la catena di produzione, e allora perché le aziende smart-cool-young-ecc. vogliono che venga visto come un privilegio e non una prassi?

Voi direte: non siete operai. Eppure creiamo contenuti per farvi intrattenere su questo schermo, quindi siamo i vostri operai. Costruiamo i vostri mondi virtuali. Di conseguenza leggere nel 2020 annunci che riportano la voce “avere la passione per…” è svilente. A me piace scrivere, ma farlo per lavoro è un altro paio di maniche e non basta la “passione” per fare questo mestiere. Serve capire quando mettere una parola e non un’altra, serve avere la capacità di sintesi o la capacità di allungare il brodo. E mille altre competenze e attitudini, come ogni lavoro. Avete mai letto annunci per call center che scrivono “ti piace stare al telefono e farti mandare a fanculo dalla gente?”? No. E allora dove sta scritto che per essere young-smart-cool-fresh devo appartenere alla tribù dove il lavoro diventa quasi la mia religione?

Insomma, raga, veramente, cambiamo il modo in cui scrivete ‘sti annunci di lavoro, tanto siete l’ennesima aziendina di merda italiana che vuole risparmiare qualche euro sul personale.


Eco e Narciso

Chi più chi meno, tutti conosciamo il mito di Eco e Narciso. Forse più come aggettivi, detti comuni, piuttosto che come personaggi.

C’è insomma ‘sta Eco che partiva sfigata già di suo, era così logorroica che Giunone s’era rotta le balle e piuttosto che tagliarle la lingua – che sarebbe stato troppo splatter – , le diede la possibilità di ripetere solo le ultime parole che il proprio interlocutore le diceva. E spero che nessuno le abbia detto mai “devo fare la cacca”.

Che poi, mentre le altre ninfe si intrattenevano in attività sessuali con Giove, lei stava lì a fare la candela, roba che Noelia si sarebbe dovuta nascondere. Ma comunque, doppiamente sfigata, Eco incontra Narciso. E si innamora, pam. Il suono onomatopeico dell’amore, della cotta, dell’innamoramento, insomma quell’impatto frontale con degli occhi che incrociano i tuoi, e sicuramente anche Eco avrà sentito il “pam”. Menomale che Narciso non l’ha detto, altrimenti le sarebbe toccato cantare El Pam Pam, che è diverso dal concetto espresso sopra.

Molto, diverso.

E insomma lei lo segue, lo vuole, lo desidera, ma mica può iniziare una conversazione con lui; se fosse esistita una chat avrebbe ovviato al suo problema, ma l’approccio a quei tempi era un pochino più diretto, dunque o ti arrangiavi e ti buttavi, o rimanevi lì, col tuo amore in mano, e non potevi farci niente.

Insomma un giorno Narciso si allontana dai suoi compagni, si perde e non ha certo Google Maps, allora urla: “qualcuno c’è?” — “c’è”, risponde Eco. Certo, sicuramente avrà pensato “c’è che voglio sbatterti al muro”, però muri non ce n’erano e nemmeno altre parole. Eco aspetta. Allora lui continua, e le dice “vieni!” — lei nella sua mente diceva “e magari venissi”, però deve limitarsi a ripetere, con un certo imbarazzo, “vieni!”. Sicuramente Narciso avrà pensato di star parlando con una rincoglionita. In un certo senso in questo dialogo si può già intravedere il fatto che Narciso avrebbe potuto tranquillamente amare Eco, in quanto specchio di sé stesso, e non nel mero senso estetico ma con le parole; ogni cosa che diceva, ritornava. Lei era le parole di lui, perché non poteva pronunciarne di proprie.

Ma tanto Narciso era n’uomo sfuggente, allergico alle relazioni serie, e quando Eco lo abbracciò, lui la scacciò in malo modo. Comunque secondo me c’entra un po’ la scala Kinsey, dove lui si sarebbe classificato in 5 posizione. Per la vergogna Eco si rintanò, nascosta, e il dolore dell’amore non corrisposto la consumò. Fino a scomparire. Fino a diventare solo una voce.

Mentre Narciso scacciava via ogni sua/o pretendente, uno piuttosto che struggersi lui stesso, alzò le mani al cielo e gli augurò la stessa sorte: innamorarsi di una persona che non avrebbe mai potuto far sua.

Ecco che si specchia, ecco che si vede, ecco che si innamora di sé. Accecato completamente dal suo riflesso per non vedere altro, racconta Ovidio.

Ma traduciamolo in chiave moderna.

E se il riflesso in realtà non fosse amore verso sé stessi ma rimanere ancorati nelle proprie cattive abitudini? Quante volte abbiamo detto: “io sono così, non posso farci niente”…e se l’eco fosse un richiamo? Un’ancora di salvezza, una persona che prova ad avvicinarsi mimetizzandosi, rendendosi uguale a noi?

E se rendendoci uguali il nostro Narciso, vedendosi, non si amasse ma cercasse di scacciarsi via, con la conseguenza che scaccia anche noi perché si rivede?

E se Eco fossimo tutti noi che cerchiamo di piacere diventando un prolungamento dell’altra persona?

E se invece posassimo lo specchio che abbiamo in mano, perché non abbiamo bisogno di un Narciso e non necessitiamo di diventare un eco?


Linkini sparsi

Super interessante questa intervista a Paolo Iabichino. Achille Lauro sul palco di Sanremo ha portato messaggi forti, ma forse dovremmo cambiare soggetto. È stata Gucci, a servirsi dell’artista per veicolare i suoi, di messaggi. Per chi lavora nella comunicazione o per chi è curioso di sapere come funzionano queste cose, questo articolo è davvero una bomba: Quella di Achille Lauro e Gucci è una diabolica operazione di marketing culturale.

Ho scritto una poesia sul Coronavirus ma Facebook me l’ha bloccata. Ultimamente c’ho un sacco voglia di scrivere poesie.

Ho scoperto che il video di Addicted to You di Avicii è una bellissima storia lesbo. Oltre che un bellissimo testo da dedicare a quella persona che vi accende l’ormone.

Mi sono innamorata di Billie Eilish. In questo video spiega la sua canzone, idontwannabeyouanymore. Comunque, affidatevi a Genius per i testi, è figo perché potete leggere anche le interpretazioni delle lyrics, a volte commentate dagli stessi cantanti (come in questo caso).


Anche quest’oggi, Anneddoti è finita qui. Vi ringrazio di aver letto questo lenzuolo di cose sparse. Ho attivato i commenti, quindi sentitevi liberi di scrivere la vostra opinione sui temi trattati (non so come funziona, quindi lo proviamo insieme).

Se trovate utile questa newsletter, vi lascio il link per offrirmi un caffè. PS. io non bevo caffè, quindi nella mia testa mi state offrendo un tè.

In generale, vi consiglio di sostenere qualsiasi creator che vi piace, anche se fa contenuti solo testuali, perché senza di loro non sapreste cosa leggere mentre siete in bagno. No, scherzo, serve a validare un nuovo modello di sostenibilità di tutto questo, per far sì che non ci sia una totale dipendenza dal metodo advertising e banner a manetta.

Se il Coronavirus non mi piglia prima, ci sentiamo la prossima settimana.

Intanto, mi godo l’astensione ai contatti sociali. Ah, dimenticavo, lo faccio già.

Vi auguro una buona giornata :)