Ma ndo vai se le good vibes non ce l'hai?

Ciao amici beddissimi. Avevo iniziato a scrivere questa puntata in siculandia, col vento di mare, zanzare, grilli che cantano e tramonti dai tratti violacei. Ma poi è arrivata la vita a rapirmi e ho fatto altro oltre lo scrivere, tipo stare a letto a fare overthinking di situazioni, mio sport olimpionico prefe, nel quale raccolgo ori su ori. Voi dove siete, cosa fate?

Mi piace pensare che mi stiate leggendo ancora al mare, in piscina, sdraiati su un parco o sotto le stelle. Se fossi una di quelle aziende tristi o qualcuno dall’ego spropositato, vi chiederei di scattarvi una foto mentre leggete Anneddoti e pubblicherei i migliori scatti sulla mia pagina Instagram da millemilamilioni di followerz. Ma fortunatamente, a me, come a voi, fregacazzi. E Instagram lo uso solo per farmi i selfie imbarazzanti con i filtri trash.

Insomma, l’importante è che stiate bene e lontani dal coviddi. Ho passato un’estate pensando di aver sognato tutti i mesi passati, dato l’atteggiamento collettivo siculo. Ma dico io, nemmeno questa voglia di strusciarsi e ballare sudati uno sopra l’altro sia giustificata dalla presenza in top hits di Rhythm is a Dancer o gli Eiffel 65, per dire. Quest’anno i tormentoni estivi sono l’esatta rappresentazione del 2020: fanno cagarissimo.


Ciao teleleggitore, sono Anna e stai leggendo Anneddoti, la newsletter a cadenza ACDC che vi parla di cose a caso, spunti di riflessione, digital cose, lgbtq+ e quello che mi passa per la testa. Se ti piace ciò che leggi, inoltra questa e-mail a qualcuno. Altrimenti sticazzi, no? Teniamo la nostra relazione segreta e leggimi lontano da occhi indiscreti. Proverò a partorire roba originale in modo tale da fornirti punti di vista da sfoggiare agli aperitivi di ritorno dalle vacanze.

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Fenomenologia del good vibes only

Good vibes, dall’inglese “buone vibrazioni”, noi non la traduciamo, la prendiamo come ennesima espressione-pacchetto che significa quellacosa e bøna lì. Diventa hashtag, copertina di Facebook, frase motivazionale sulle t-shirt o, peggio ancora, parole-didascalia delle app di dating nonché mantra personale di chi non vuole rotture di cazzi, sostanzialmente.

Good vibes significa che non devi rompere la minchia. È semplice, no? Io scrivo “good vibes only” e tu capisci che non devi perturbare l’equilibrio psicofisico della suddetta persona che sta sfoggiando questo ennesimo inglesismo digerito male.

Ma cosa sono le buone vibrazioni? Sicuramente non *quel* gruppo che ha fatto un paio di pezzi nei primi anni ‘00, che bedda matri, ve li ricordate?

Significa avere un’attitudine positiva. Ora, fermo restando che in questo periodo essere positivi può non essere considerata una gran cosa (ah-ah, battutona!), la grande domanda è: perché esigiamo che le altre persone siano portatrici sane di good vibes only?

Mi viene da pensare che il problema sia che la vita è già dura per tutti e chi vorrà mai una palla al piede con atteggiamento da emo early 2000. E ci mancherebbe, partiamo sempre dal presupposto che nessuno ama avere rotture di palle ulteriori a quelle che la routine giornaliera ci dedica. Good vibes only, per quello che ho potuto osservare dal mio piccolo spazietto da wannabe sociologa che non sarò mai, è la frase che si tatuano in testa gli individui che pensano che il pensiero positivo sia una condizione necessaria nella vita per affrontarla.

L’altra faccia della medaglia dell’attitudine da #goodvibes, però, è che di conseguenza le robe negative vadano evitate e/o nascoste sotto il tappeto. Diventa una narrativa – soprattutto social – in cui vanno mostrati solo i momenti più belli. Più instagrammabili, come si dice in gergo, e qui approfondiremmo il fatto che Instagram è il social media che più rappresenta questa filosofia ma lo sappiamo tutti ergo bla bla ciao.

Quando parlo di “social”, in questo contesto intendo soprattutto le dinamiche di interazione tra utenti nel web – non feed pubblico, dunque, ma scambi privati. Good vibes only in una bio di Tinder significa che non voglio problemi o pesantezza varia ed eventuale.

Il problema della vita, però, è che la filosofia #goodvibesonly può essere applicata in maniera sana solo se l’attitudine positiva non significa creare un punto cieco in cui tutte le brutture che ci capitano vanno nascoste nella nostra soffitta interiore, rigettando dunque qualsiasi cosa vagamente non positiva che l’altra persona ci sta dicendo.

Forse con quell’espressione si vorrebbe dire “no alle relazioni tossiche” o, come invece scrivono molto più didascalicamente le donne lgbtq+ “no psicopatiche”, ma anche qui, come si fa ad evitare a prescindere queste situazioni in cui le cose non sono esattamente rose e fiori? Dico, no, tutti vorremmo una situazione idilliaca in cui nessuno ci appesantisce e anzi, ci solleva dalle brutture della vita con un atteggiamento positivo, ma per la mia esperienza a volte è solo una maschera di convinzione che un cartello con un arcobaleno e una scritta felice possa magicamente allontanare ciò che rende la vita vita, appunto. Le difficoltà da superare ci sono, i momenti oscuri esistono e le persone negative si incontrano e non tutte ci portano solo traumi ma crescita.

Avrò detto tremila robe da fiera della banalità, però all’ennesimo #goodvibesonly di quest’estate voo volevo dì: se volete le buone vibrazioni, siate un vibratore.

Cosa ho capito dal mio feed social questa settimana

Briatore ha contratto il covid-prostatico, nuova mutazione del virus, Berlusconi è l’asintomatico di Schrödinger (un minuto di silenzio per la signora che più di tutti sta soffrendo la malattia del Cavaliere), a proposito di Cavaliere anche Robert Pattinson, nuovo Batman, è risultato positivo al coviddi e le riprese sono state sospese, la signora Angela di Mondello si iscrive a Instagram ed è arrivata a +100k followers e il mondo dei micro-influenzer sta facendo partire la polemica della settimana come se stessero su internet da tipo un giorno, qualcuno vuole boicottare il live action di Mulan perché l’attrice ha criticato duramente le proteste di Hong Kong. La polemica più forte però, è stata quella contro la nuova modella di Gucci (colpevole di non rappresentare lo standard di bellezza) o, secondo il mio feed, che d’insulti non ne ha visti, di papironi infiniti di gente che difendeva la modella.

Personaggio/meme della settimana/mese: Katuxa Close - Oggi mi sentu propriu a Rio de Janeiro

💡Riflessione della settimana: Isabella Borrelli su Gucci, standard di bellezza, body shame

📖 Reading List


Anche questa puntata di Anneddoti è finita. Vi ricordo tutte quelle cose che dicono tutte le newsletter alla fine di esse, seguimi, donami, fai una giravolta e falla un’altra volta.

Voi statemi bene, ci risentiamo presto.

Good vibes a tutt@!