It's the final (?) lockdoooown

Alivi ci levi, i funci ne voi (cit.)

Ciao ragazzi, ciao ragazze, top! Guardate dove siamo finiti!

Oggi a Milano c’era il sole, dopo giorni in cui il bel tempo si mostrava a noi un po’ a fasce orarie, come tutto in questo periodo, insomma. I contagi aumentano e la season 2 della nostra malattia preferita ormai sta rientrando ahimè nel vivo. In questi tempi di pandemia ma anche di infodemia, volevo iniziare subito linkandovi, nel caso vi sentiste un po’ persi e senza punti fissi, i miei spacciatori di notizie che ho deciso di seguire.

Il Post - speciale Coronavirus | Gianluca Dotti | Roberta Villa

Inizio così perché credo sia importante, in questi tempi di incertezze, seguire qualcuno di fiducia e volevo condividere con voi i miei punti di riferimento. Nota bene: seguire una persona non significa adorarla in senso religioso e disattivare il proprio senso critico, malattia da social ahimè gravemente diffusa. La testata e le persone che ho indicato qui su sono professionisti che secondo il mio punto di vista offrono l’informazione più corretta che possono. Ovviamente siamo tutti umani e gli errori capitano a tutti, motivo per cui vi dicevo quanto sopra. Motivo per cui vi consiglio persone che di fronte ai propri errori sanno fare un mea culpa e spiegare sempre meglio il proprio punto di vista. Perché questa è fare informazione.


Ciao teleleggitori, questa è Anneddoti, la newsletter che esce meno spesso dei DPCM di Conte. Parliamo insieme di cose digital, di cosa succede nell’internet, di cose lgbtq+, di case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale, che anche se non valgon niente perlomeno a te ti pemetton di sognare. Se ti piace questa newsletter, condividila o versa il tuo Tettepermille (grazie, Silvia, per questo bellissimo rebranding dell’ottopermille) via Ko-Fi o via PayPal.

Altra info di servizio: per chi mi ha conosciuta per le recensioni delle serie tv, sono tornata a scriverne, sulle pagine di IGN Italia, che ringrazio tantissimo. Qui potete trovare la recensione de La Regina degli Scacchi, su Netflix.

Questa newsletter compie BEN un anno a fine mese. Quanta strada abbiamo fatto insieme, vero? Vi ringrazio tutti, uno per uno. Anche se siete centinaia (chi l’avrebbe mai detto?). Immaginateci in un bel pulmino Volkswagen con i capelli al vento, il tramonto alle spalle e una strada infinita di fronte a noi. Hotel California in sottofondo, perché è la colonna sonora definitiva, sempre.


Nessuno legge i nostri wallpost di minchia

L’ho accennato nelle puntate precedenti come problema parallelo ad altri problemi, ma in realtà penso che sia uno dei più grossi problemi (sto dicendo la parola problema più spesso dei Baby di Britney Spears, ops – I did it again) dei social network.

I wallpost, ossia quei post che scriviamo mettendoci un sacco di tempo, che ogni volta che premiamo quell’Altro… si apre un’altra scheda addirittura e tu leggente ti trasformi nel bambino-meme napoletano e dici a facc ro cazz e leggi qualche parola sparsa prima di chiudere in fretta quella finestra.

Il punto è che nessuno legge i nostri wallpost di merda.

Dovremmo averlo imparato, suppongo, facciamo finta di niente, credo, ci illudiamo che stiamo cambiando il mondo scrivendoli, e invece non succede assolutamente nulla di ciò che ci auguriamo capiti alla lettura del nostro chilometrico post.

Quando spendiamo parole su parole componendo un saggio breve sui social, tendenzialmente lo facciamo perché ci siamo messi in testa che dobbiamo spiegare bene un determinato argomento ad una fetta di audience che non ha ancora capito, appunto, questa cosa X.

Il paradosso è tutto qui: parliamo a delle persone che già a monte non ci leggeranno; quelli che lo faranno, invece, sono le persone che la pensano già come noi, che lasceranno una reazione e un commento positivo.

Quindi, *prende fiato*

No, cioè, non è tipo inutile farlo? Stai parlando di sessismo e scrivi 750 parole affinché tutti possano leggere quella che non è solo la tua opinione in merito, ma un servizio sociale che stai offrendo alla tua lista di contatti, che però uh guarda che bel video di gattini che c’è qui sotto. Sessismo? Troppo difficile. Omofobia? E chissene. Quindi ci ritroviamo a voler raggiungere un segmento di pubblico che non solo non ci vuole ascoltare perché i temi magari sono lontani e/o ostili a loro, ma non parliamo “la loro lingua”.

Certo, direte: ma io sui social mica ci sto per educare la gente rincojonita. E ci mancherebbe. Ma qui, ulteriore paradosso: allora perché scriviamo il wallpost? Per noi, per il nostro ego, per sentirsi forti di appoggiare la narrazione giusta, illuminata, avanti anni luce, per ricevere sostegno dal gruppo di amici che la pensa uguale?

Non so, a me intristisce sempre questa cosa quando ci penso, perché credo fermamente che ormai i social siano più media che network, di conseguenza ogni mia condivisione è materiale con cui il pubblico che mi segue si intrattiene. Il senso della bacheca piena di sé, di foto delle gite o di surrogato della vita reale credo sia andato via un paio di anni fa, adesso siamo tutti un po’ responsabili di ciò che ci mettiamo in testa l’un l’altro.

E non dico che non bisognerebbe fare più wallpost, mi chiedo solo se chi li fa si rende conto che li sta scrivendo non (solo) per un destinatario assente, ma soprattutto per qualcuno che non riesce a parlare quella lingua e decodificare il messaggio. La soluzione non c’è, chi vuole rimanere ignorante ci rimane, senza dubbio, chi invece vuole andare a fondo ha tutti gli strumenti per farlo, ma boh, mi rimane quell’amarezza di fondo, che alla fine è la stessa di ogni scrittore di questi post chilometrici pieni di buone intenzioni, circa il fatto che c’è incomunicabilità tra questi due soggetti. Cosa possiamo fare? Venirci incontro, forse. Fare comunicazioni meno rabbiose, meno frustrate, farle didascaliche, raccontare storie come i veri divulgatori sanno fare. Io la cito spesso su queste pagine perché trovo davvero affascinante il modo in cui Isabella Borrelli comunica concetti molto complessi attraverso frammenti di storie, sguardi su una determinata cosa. Oltre alla potenza evocativa della sua scrittura – appaiono sempre chiari i messaggi che vuole dare, scrivendo di vita vera, vissuta da sé o dagli altri (questo post come esempio). Stessa cosa, campo diverso, per i fisici dietro la pagina Chi Ha Paura del Buio?: Lorenzo, Matteo e Filippo sono dei divulgatori ‘poeti’, spiegano cose così complesse non solo con estrema semplicità, ma anche con quella passione, quel romanticismo che personalmente mi colpisce e mi fa continuare la lettura nonostante, ad esempio, la mia completa ignoranza circa esplorazioni spaziali e universo tutto (questo post come esempio).

Il punto di tutto questo wallpost sui wallpost è che boh, se il nostro scopo è arrivare a quel pubblico, sforziamoci di parlare una lingua comune. Altrimenti rimane solo un esercizio di stile molto acclamato dalla nostra bolla e niente più. Proviamo a cambiarlo, ‘sto mondo, ma per davvero, un passettino alla volta, e non solo per finta perché ce lo dice la mission della startup di minchia del momento.

…Nelle puntate precedenti dell’Internet

Trump ha perso le elezioni e Biden è il nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America; l’ex presidente ha fatto la sua conferenza stampa dal parcheggio di un negozio per articoli da giardinaggio, accanto ad un sexy shop ed un crematorio. Devo dire che gli sceneggiatori del 2020 ci stanno regalando delle perle. Ciao, Facebook Dating, benvenuto tra noi, vediamo quanti drammi saprai creare. Il Papa prima era pro omosessuali ora la Chiesa l’ha smentito insomma casini in casa di Dio. Un nuovo DPCM ci ha raggruppato in zone colorate, io sono il Power Ranger Rosso, voi?. Baby Shark supera Despacito: è il video su YouTube più visto al mondo, con 7 miliardi di visualizzazioni. Also, meme, meme ovunque sulla poca voglia ormai rimasta di vivere questi pochi mesi di 2020 e molte speranze sul 2021. D’altronde, non so se voglio vivere in un pianeta in cui la cosa vista da quasi ogni abitante del pianeta è Baby Shark.

Personaggio/meme della settimana/mese: Myss Keta feat. Katuxa Close

💡Riflessione della settimana: Why life can’t be simpler?

🔗 Sito della settimana/mese: Descript

📖 Reading List

Il femminile professionale | Vera Gheno, Facebook

Se DPCM fosse un videogioco? | Me stessa medesima, su IGN Italia


Anche quest’oggi abbiamo finito qui la puntata della newsletter più AC/DC che io conosca. Nel frattempo che scrivevo ‘sta roba, Conte ha fatto in tempo a far uscire due DPCM, gli Stati Uniti a contare quasi tutti i voti degli americani per le elezioni e le regioni italiane a diventare Power Rangers. Chissà se ci trasformeremo in Megazord, lo spero.

Se volete parlare degli argomenti qui sopra, come al solito, rispondete pure alla mail oppure cercatemi sui social. O scrivete un wallpost che non leggeremo mai.

Mi raccomando, statemi bene.