A me nemmeno funziona, il citofono

...e menomale, coi tempi che corrono, signora mia!

Buongiornissimo miei cari leggitori, sono ancora io, la vostra sconosciuta dell’internet preferita e questo è il sesto episodio di Anneddoti!

Ho passato tipo un’ora, ieri notte, a fare cose con Photoshop per farmi un loghino o un’immaginina, ma io con la suite Adobe sono peggio degli appassionati di shopping quando ci sono i saldi e ho cominciato a volere dei font che costavano 259$, dei template che non sarei riuscita a modificare nemmeno con un corso di 5 ore intensivo su Udemy e insomma niente, ho deciso di riprendere a scrivere questa newsletter e trasformarmi in designer dopo averla finita.

So che anche voi in questo momento vi state dando da fare con l’assemblaggio delle immagini per la #DollyPartonChallenge prima che diventi un meme troppo freddo. Se non sapete di cosa sto parlando, cliccate qui. Per chi invece s’è già stancato di vedere tutti che condividono le loro 4 immagini declinate per social di riferimento, resistete, compagni: andrà via anche questo.


Webcose

I meme normalizzano cose che non andrebbero normalizzate

Un politico in questi giorni ha suonato al citofono di una famiglia comune, chiedendo alla madre se suo figlio spacciasse. Scortato dalle forze dell’ordine, ripreso dai giornalisti e dal proprio staff di comunicazione.

Questo atto gravissimo, violento, ignorante, che va contro ogni legge ed etica personale e professionale ce lo siamo ritrovati sul nostro news feed in vari modi, ma soprattutto tramite meme. Non è raro che si incappi prima in esso che nell’effettiva notizia, per molti motivi. Sicuramente tutti voi avrete un paio di amici che ammettono candidamente di tenersi informati tramite i meme e successivamente approfondire le notizie che interessano. Lo faccio anche io e credo che in certi casi capiti un po’ a tutti.

Il meme arriva ad una velocità spaziale, qualcosa che i siti provano ad emulare ma senza avere la stessa efficacia, sia in termini di engagement che in potenza evocativa. Il meme è il fulcro della notizia a portata di soglia dell’attenzione da social.

Per leggere una notizia su ANSA, che tendenzialmente sono le più brevi e più veloci, bisogna quantomeno aspettare che il giornalista la scriva; nell’atto dello scrivere, ci si augura che il giornalista controlli le fonti, che non ci siano errori, quindi facciamo che esegua questa operazione – anch’essa che porta via tempo; l’articolo viene revisionato (forse?) e postato online. Da qui inizia l’altro processo: dobbiamo aprire il sito stesso o Google, nel primo caso identificare la notizia in una homepage confusionaria (e chiudere eventuali avvisi popup, accettare la cookie policy, disattivare l’adblock e/o ritrovarsi un video adv da chiudere – non prima di averci spaccato i timpani) oppure sapere già cosa si vuole cercare nel motore di ricerca. Leggere tutta la notizia ed elaborarla.

Un meme, invece, te lo ritrovi nel newsfeed del tuo social mentre lo stai scrollando in preda alla noia e/o in cerca di notizie.

Per comporre un meme basta saper fare una rapida sintesi del caso: Salvini suona al citofono chiedendo: “suo figlio spaccia?”. Fine. Bottom text, scritta bianca con bordo nero.

Il grosso problema dell’informazione tramite immagini che riassumono, può essere paragonata allo studiare guardando le figure. Però nel caso dei meme è anche peggio: essi continuano ad essere la nostra fonte di informazione preferita non solo perché è la più veloce da leggere e da assimilare, ma anche perché riescono a depotenziare la notizia.

Noi non possiamo più permetterci di pensare: abbiamo troppo. Troppi dati, troppe persone, troppe ore di lavoro, troppa scelta, troppe informazioni. Ed è quindi un sollievo poter guardare un’immagine, infastidirsi per la notizia ma poi prenderla a ridere.

Il meme è la fotografia storica di un evento, ma con una potenza evocativa diversa: se una foto di un evento storico può trasmetterci un vasto range di emozioni, il meme te ne dà una. Devi divertirti, non ci devi pensare, tutto questo è ridicolo, non è grave, fatti una risata.

Esso quindi normalizza cose che dovrebbero farci indignare e preoccupare, cose che dovrebbero darci lo stimolo per reagire o fare e lo fa con semplicità devastante, lo fa con la potenza del flusso, del molteplice. Diventa trend. Diventa virale. Diventa qualcosa da riprendere per poter rimanere al centro della conversazione.

Ed è proprio quest’ultimo, uno dei punti cardini non solo della nostra vita social, ma anche quella dei mematori e dei politici, o meglio del politico che ho citato prima, con uno staff che ha capito prima di altri come funziona la ‘macchina’: per rimanere al centro della conversazione bisogna sapere di cosa stanno parlando tutti. È la regola numero uno di ogni creatore di contenuti: se parli dei 10 modi per grattarti la testa, probabilmente lo leggeranno solo coloro che hanno molto prurito o la vostra audience di affezionati, se la avete. Se parli di Nutella Biscuits quando si parla di questo e se diventi grottesco abbastanza da diventare memabile, sei sulla bocca di tutti.

È a questo punto che si annullano i confini del buono o del brutto. Il meme fa ridere però l’azione di per sé è gravissima e il fatto che continuiamo a scrollare e mettere la reazione AhAh ad ogni declinazione creata ci espone sempre più al fatto, rendendolo non più così spaventoso come sembrava essere originariamente.

Diventa una risata. Un modo per attaccare bottone con la tipa su WhatsApp e vuoi sembrare simpy e aggiornato. Un titolo clickbait. Un articolo che colleziona i migliori.

E poi tutto passa. Però quell’azione no. Quella mina la nostra libertà di cittadini, la nostra incolumità, i nostri valori, rappresenta un grave precedente. Ma sembra non importarcene, di fronte a views, impression, noia e burnout da preoccupazioni.


Vita e laifstail e pipponi sulle parole

La differenza tra orgasmo e passione

Mi sono imbattuta in un post del mio vecchio blog dove parlavo di un film terribile, ma del quale salvavo solo una frase.

C’è differenza tra orgasmo e passione.

Questa citazione mi ha fatto un sacco pensare all’epoca e continua a farlo oggi. Ogni volta che vedo che qualcuno si sforza tantissimo ad incastrarsi con qualcun altro, nella speranza di accendersi. Ogni volta che ascolto o leggo storie di persone che fanno dell’ottima attività di intrattenimento, scambiando l’ossitocina per quel moto intenso che è la passione.

Orgasmo, dal greco: gonfio, ribocco, agitazione, esuberanza. Da orgasmo deriva la parola orgia, mentre passione è il participio passato di patire, in latino.

E se nella vita di tutti i giorni orgasmo e passione ci sembrano facilmente indistinguibili, etimologicamente sono due universi diversi, che richiamano due cose decisamente diverse.

C’è infatti una differenza abissale tra il fenomeno fisiologico e quel miliardo di sentimenti indefiniti e indefinibili che fa scattare il fuoco. Chi lo sa perché succede, come fa e perché senti quelle cose dentro, che nemmeno riesci a pensarle. I chimici che leggeranno questo post (tipo nessuno) mi sapranno dire che le molecole danno vita alla fiamma, io dico che alla fine siamo tutti fatti delle stesse molecole e teoricamente se questo principio semi-chimico — per quanto possa capirne della suddetta materia — fosse vero, a quest’ora in un posto molto affollato dovremmo autocombustionarci.

Invece la chimica non c’entra niente, no. C’è che due persone possono rimanere ferme all’orgasmo. Poi ci sono le persone che si bruciano. Patiscono. E se ci fosse la dimostrazione chimica del fenomeno avremmo già le pillole per la passione. Invece c’abbiamo il viagra.


Dovete litigare con la gente che dice minchiate sull’internet perché astenervi significa dare più spazio alle voci che non vorreste sentire e poi si rende tutto più tossico e ma insomma non abbiamo ancora imparato

Questa settimana Paolo Fox mi ha detto che noi della Vergine avremmo avuto una grandissima energia. L’ho sentita tutta, Paolone, davvero. Infatti l’ho usata per discutere un sacco sull’internet. È importante farlo, se avete anche solo quei 5 minuti di tempo e utilizzate i social frequentemente: se avete un’opinione diversa, se leggete qualcosa di incorretto, ingiusto e possibilmente dannoso, vi prego, intervenite. Ma non per far cambiare idea alla persona con la quale state interagendo, no: parlate perché la vostra opinione, se non espressa, si trasforma in un posto vuoto che può venire riempito da un’altra idea dannosa.


Cosine da leggere/ascoltare/usare/utili da sapere per raccontare qualcosa di nuovo agli amici

Il problema della leadership: cosa significa avere un problema di management? Riflessione sui capi di merda.

Il nuovo singolo di Margherita Vicario mi piace un botto. Ha un sound un sacco figo e moderno. Ogni tanto la musica italiana riesce a stupirci.

Spotify vi permette di poter creare una playlist per il vostro animaletto <3

Io che mi incazzo fortissimo con un articolo terribilmente sessista su Twitch e streamer.

Ops! Ecco il servizio che offre foto stock di modelli creati da un’intelligenza artificiale. Preoccupati?


Sciao beli

Grazie mille per aver letto fino a qui, anche oggi. È davvero bello quello che mi scrivete e non posso far altro che ringraziarvi del tempo che dedicate alla mia newsletter, della vostra fiducia.

Per crescere, però, ho bisogno di un vostro feedback: che argomenti volete? Più web, meno dialoghi con me stessa? Più/meno link? Fatemi sapere, se vi va di dedicarmi due minuti, via mail o via messaggio in qualsiasi modo possiate contattarmi.

Ho aperto anche una pagina per le donazioni: a questo link potete supportare la scrittura di questa newsletter o dei miei deliri via web. Vi parlerò meglio di ciò, in futuro.

Vi auguro un buon fine settimana e buona vita, qualsiasi cosa stiate facendo adesso :)